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IL TUMORE AL SENO – Terza Parte

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“LE TERAPIE ADIUVANTI ED I LORO EFFETTI COLLATERALI”

CHEMIOTERAPIA

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La chemioterapia consiste nell’impiego di farmaci, che, attraverso il circolo sanguigno, possono raggiungere le cellule tumorali in ogni parte dell’organismo. La combinazione dei farmaci non è sempre la stessa ma può variare in base al tipo di tumore, del suo stadio, delle sue caratteristiche e anche delle caratteristiche della paziente. I farmaci chemioterapici sono somministrati tipicamente per via endovenosa e in alcuni casi in compresse. La loro somministrazione avviene attraverso cicli di trattamento a cadenza variabile (settimanale, trisettimanale). La durata di ogni somministrazione può variare (da minuti a ore) a seconda dei farmaci utilizzati; generalmente le sedute sono eseguite in regime ambulatoriale e solo in alcuni casi può essere necessario il ricovero in ospedale.  

La finalità del trattamento varia in funzione della fase della malattia:

  • malattia in fase iniziale: la chemioterapia adiuvante o ‘precauzionale’ dopo l’intervento chirurgico può essere considerata per le pazienti in cui la malattia si è estesa ai linfonodi ascellari o presenta caratteristiche biologiche di aggressività allo scopo di ridurre il rischio di recidiva. La strategia terapeutica può prevedere una combinazione di chirurgia, terapia farmacologica (chemioterapia, ormonoterapia, trattamento con anticorpi monoclonali) e radioterapia. In particolare la chemioterapia ha lo scopo di ridurre il rischio di ripresa della malattia a livello locale e generale.
    Le pazienti con tumore inizialmente di grandi dimensioni che non possono essere sottoposte alla chirurgia conservativa, possono essere avviate ad un trattamento chemioterapico preoperatorio (
    chemioterapia neoadiuvante) allo scopo di ridurre le dimensioni del tumore.
  • malattia in fase localmente avanzata: è considerata non operabile in prima scelta sia per dimensioni sia per specifiche caratteristiche del tumore. In questa fase c’è un elevato rischio di diffusione metastatica e la chemioterapia è il trattamento d’elezione, che deve comunque essere integrato con la chirurgia e la radioterapia;
  • malattia in fase metastatica: il tumore ha sviluppato le metastasi nei vari organi (fegato, ossa, polmone, cervello) estendendosi al di fuori della ghiandola mammaria che comportano differenti sintomi, esami diagnostici, possibilità di complicanze, indicazioni terapeutiche con diversa finalità e prognosi. La scelta del trattamento deve essere valutata nel singolo caso.

 

QUALI SONO GLI EFFETTI COLLATERALI DELLA CHEMIOTERAPIA?

chemioterapia02In funzione dei veri farmaci utilizzati le reazioni alla chemioterapia variano da soggetto a soggetto. Alcuni effetti collaterali si manifestano durante o subito dopo la chemioterapia, altri possono verificarsi a distanza di tempo. Nella maggior parte dei casi gli effetti collaterali sono comunque controllabili con specifici trattamenti e in genere reversibili.

I principali effetti collaterali possono essere rappresentati da:

  • nausea e vomito;

  • alterazione dei valori dell’emocromo (riduzione dei globuli bianchi con conseguente possibile aumento del rischio di infezione; riduzione delle piastrine con possibile sanguinamento; riduzione dei globuli rossi con conseguente anemia);

  • caduta dei capelli anche se è reversibile, rappresenta l’effetto collaterale psicologicamente più difficili da accettare;

  • stomatite (l’infiammazione del cavo orale);

  • stipsi, diarrea e dolori addominali, diminuzione dell’appetito, modificazioni del gusto;

  • stanchezza e dolori ossei (articolari o muscolari, crampi muscolari);  

  • alterazioni cutanee (simanifestanocon iperpigmentazione o desquamazione della cute o delle unghie); 

  • disturbi neurologici (formicolii e prurito a mani e piedi talora associati a diminuita sensibilità e raramente a difficoltà al movimento); 

  • alterazioni della funzionalità epatica e renale e della funzionalità cardiaca;

  • reazioni allergiche ;

  • alterazioni del ciclo mestruale con possibile menopausa precoce.

    Durante la chemioterapia, è importante usare un metodo contraccettivo (ad esempio il profilattico) per l’intera durata del trattamento e anche per alcuni mesi dopo la sua conclusione, perché i farmaci possono influire negativamente sullo sviluppo fetale.

 

TERAPIA ORMONALE

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La possibilità di essere sottoposte alla terapia ormonale (o ormonoterapia) dipende dalla presenza di recettori estrogenici e/o progestinici sulle cellule tumorali. Questi farmaci hanno il compito di bloccare l’attività degli ormoni estrogeni, ritenuti coinvolti nell’insorgenza e nello sviluppo di almeno un terzo dei tumori mammari.

L’ormonoterapia si può attuare in sequenza dopo la chemioterapia/chirurgia/radioterapia oppure da sola nei casi in cui rappresenti il trattamento più indicato. 

Quando il tumore non ha né recettori per l’ormone estrogeno, né per quelli del progesterone, né per l’Her2, si classifica come triplo negativo e non essendo sensibile alla terapia ormonale né a quella a bersaglio molecolare (farmaci biologici), richiede l’uso della chemioterapia.

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I farmaci ormonali sono somministrati tipicamente per via orale in compresse e in alcuni casi per via intramuscolare. La durata del trattamento varia in relazione alla sua finalità e alla fase di malattia.

 

QUALI SONO GLI EFFETTI COLLATERALI DELLA TERAPIA ORMONALE?

In genere gli effetti collaterali della terapia ormonale sono lievi (ma soprattutto nei primi mesi della terapia possono presentarsi con intensità maggiore) e sono rappresentati da:

– vampate di calore e/o sudore o ritenzione idrica;

  • alterazioni e/o sospensione della regolarità dei cicli mestruali, secchezza vaginale o perdite vaginali, dolore nei rapporti sessuali;
  •  iperplasia della mucosa uterina, cisti ovariche, polipi uterini;
  • variazioni di peso (aumento o diminuzione);
  • osteoporosi;
  • nausea;
  • dolori ossei articolari o muscolari, crampi muscolari; 
  • cefalea, stanchezza, depressione, insonnia;
  • alterazioni dei valori delle transaminasi (funzionalità epatica), del colesterolo e dei trigliceridi;
  • reazioni allergiche localizzate o generalizzate.

 

TERAPIA A BERSAGLIO MOLECOLARE O TARGET-THERAPY

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Grazie alla ricerca scientifica sono stati scoperti i meccanismi che sono alla base dello sviluppo, diffusione e crescita delle cellule tumorali e questo ha permesso di sviluppare successivamente delle terapie mirate. Si tratta dei “farmaci intelligenti” che si legano a dei specifici bersagli molecolari identificati nelle cellule tumorali, lasciando inalterate le cellule normali e riducendo così gli effetti collaterali.

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Questo tipo di terapia viene utilizzata solo se nelle cellule tumorali si rileva la presenza di alcuni “marcatori” specifici e di conseguenza dei bersagli cellulari, che potrebbero essere aggrediti dal farmaco. Il medico oncologo valuterà se la terapia a bersaglio mirato può essere utile al paziente basandosi anche sui diversi criteri quali:

  • tipo di tumore,
  • stadio della malattia,
  • altre terapie in corso o terminate,
  • altre patologie presenti;

Nel tumore della mammella le terapie a bersaglio molecolare più utilizzate sono gli anticorpi monoclonali ( trastuzumab con nome commerciale: Herceptin e bevacizumab con nome commerciale: Avastin)

Generalmente queste terapie vengono effettuate in regime ambulatoriale per via endovenosa ogni 2-3 settimane. Ogni infusione può avere una durata variabile di 30-90 minuti.

Il trattamento è in genere ben tollerato. Gli effetti collaterali più comuni per il trastuzumab sono generalmente reversibili e insorgono alla prima somministrazione del farmaco e sono rappresentate da sintomatologia simil-influenzale, mal di testa e sonnolenza e, nei casi più rari, da ipertensione arteriosa.

La somministrazione di bevacizumab può comportare: ipertensione, stanchezza, nausea, diarrea e dolore addominale, alterazione dei valori dell’emocromo.

 

RADIOTERAPIA

mamma2La radioterapia è il trattamento adiuvante che serve per eliminare eventuali focolai di cellule tumorali rimasti dopo l’intervento chirurgico. Utilizza radiazioni ad alta energia con l’intento di distruggere le cellule tumorali, e al tempo stesso di non arrecare danno ai tessuti sani. Ci sono varie modalità di radioterapia per il trattamento dei tumori della mammella rappresentati da:



Radioterapia a fasci esterni
(o transcutanea): consiste nell’irradiare la zona interessata dall’esterno, utilizzando acceleratore lineare (LINAC). Si esegue in regime ambulatoriale giornalmente tranne il fine settimana per la durata di poco più di un mese. Ogni seduta dura pochi minuti.

Brachiterapia (o radioterapia interstiziale): si esegue introducendo la sorgente radioattiva in forma sigillata direttamente nel tessuto neoplastico o nelle sue immediate vicinanze. Rispetto alla radioterapia a fasci esterni ha meno effetti collaterali.

Radioterapia intraoperatoria (o IORT): prevede un’unica seduta di radioterapia ad alta dose che viene somministrata nel corso dell’intervento chirurgico dopo l’asportazione del tumore. Può essere associata alla radioterapia a fasci esterni. Questa modalità è considerata ancora sperimentale per i tumori della mammella. 

IN COSA CONSISTE E COME SI SVOLGE IL TRATTAMENTO RADIANTE?

foto-2La paziente esegue al prima visita con il medico radioterapista per stabilire l’eventuale indicazione alla radioterapia, e successivamente viene sottoposta alla tomografia computerizzata (TC) di centraggio, che serve al radioterapista per stabilire con estrema precisione la zona da irradiare. Si eseguono sulla cute dei tatuaggi puntiformi permanenti con ago sottile e inchiostro di china, per individuare l’area da irradiare, assicurando così la precisione del trattamento per tutta la sua durata. È possibile fare la doccia o il bagno senza il timore di cancellare questi segni ‘di sicurezza’.
L’irradiazione si effettua normalmente su tutta la mammella. In alcuni casi una dose aggiuntiva potrebbe essere erogata nella zona in cui era localizzato il tumore. Si parla in questo caso di un sovradosaggio
(boost), che può essere somministrato come radioterapia a fasci esterni o brachiterapia.

Prima di ogni seduta, il tecnico che esegue l’irradiazione, sistema la paziente sul lettino nella posizione prestabilita dopo di che la paziente viene lasciata da sola nel bunker per l’intera durata dell’erogazione del fascio di radiazioni, ossia pochi minuti, ma sempre monitorata con le telecamere e microfoni.

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QUALI SONO GLI EFFETTI COLLATERALI DELLA RADIOTERAPIA?

Generalmente gli effetti collaterali della radioterapia della mammella sono reversibili e tendono a scomparire gradualmente dopo il trattamento. Il primo organo colpito dalla radiazione è la cute della mammella, che man mano che si procede con le sedute, può diventare rossa. Per tale motivo è bene evitare l’uso di saponi profumati, creme o deodoranti, che potrebbero contribuire ad irritare ulteriormente la cute. Ad ogni paziente vengono fornite e/o consigliati prodotti adeguati per la cura della cute irradiata

Dopo un intervento di asportazione del tumore e dopo la radioterapia, la mammella può sembrare più soda e con il tempo potrebbe ridursi leggermente di volume, ma nonostante questo, molte donne sono soddisfatte dell’aspetto estetico della mammella. In casi molto rari la radioterapia può causare la rottura di qualche capillare, lasciando di conseguenza sulla cute piccole macchie rosse.

Talvolta, può provocare effetti a lungo termine, quali nevralgie, formicolio, debolezza o insensibilità al braccio o alla mano, mancanza di respiro, per danno polmonare causato dalle radiazioni (così detta polmonite attinica) e indebolimento delle coste nell’area irradiata. Tuttavia, grazie alla più attenta pianificazione del trattamento e alle più sofisticate tecniche di irradiazione, questi casi sono piuttosto rari.

Se, alla conclusione del trattamento, accusate dolore localizzato al braccio o alle coste o se avvertite mancanza di respiro, non esitate a informare il vostro radioterapista oncologo.

Dott.ssa Waskiewicz

 

Articolo redatto da:
Dott.ssa Justyna WASKIEWICZ
Medico Radioterapista
presso l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige

 

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