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Yoga, trucco, lavoretti, ballo ed altro ancora

Yoga, trucco, lavoretti, ballo ed altro ancora

Anche così si lotta contro il tumore nei gruppi di auto-aiuto

Navigando in internet e digitando sul motore di ricerca due parole: auto-aiuto e cancro, in pochi secondi appaiono oltre 22mila risultati. Una cifra non da poco in un tempo così breve, che la dice lunga su un fenomeno: quello dei pazienti o di familiari, coniugi, figli di pazienti soprattutto, che decidono di interessarsi e sono disponibili ad incontrarsi periodicamente, per sostenersi reciprocamente attraverso la condivisione di emozioni, esperienze e informazioni, in una fase della vita complessa, anche tragica, sebbene sempre più spesso transitoria a motivo del cancro.

Studi su psiche e guarigioni applicati all’oncologia non lasciano dubbi:

sopravvivono e si rimettono in salute di più le persone positive e ottimiste che non rinunciano alle relazioni sociali, agli impegni e alla cura della propria persona.

Quasi la totalità di gruppi auto-mutuo-aiuto o di sostegno oncologico sono frequentati da donne. Le donne praticano l’introspezione più degli uomini, che culturalmente e storicamente hanno minore pratica con l’esternazione di debolezza e vulnerabilità.

Spesso in Italia i gruppi, che si chiamo di sostegno, di supporto o di aiuto-aiuto sono guidati da un professionista esperto – psicologo in genere.

La presenza di un coordinatore tutela tutti: chi parla e chi ascolta. L’obiettivo per una patologia con un simbolico così importante non è lo sfogo, che ha la sua importanza, ma la comprensione della propria esperienza ed il controllo di sé. Naturalmente c’è anche l’identificazione positiva: proiettarsi in coloro che stanno guarendo fa bene. Gli incontri sono condotti da psicologici, che con l’ausilio di opuscoli danno informazioni utili sulla malattia, ma anche viene favorita la condivisione di esperienza ed emotiva delle pazienti.

Nei gruppi di soli pazienti, (che sono rari) ci sono diversi rischi da considerare: per esempio l’identificazione negativa. L’esposizione alle emozioni e allo sconforto di chi sta vivendo una recidiva, o una situazione complessa, può provocare negli altri situazioni di sofferenza profonda. I gruppi di pazienti sono soprattutto supportivi-informativi.

Riappropriarsi del proprio corpo. Sempre più centri in Italia tengono in considerazione anche la percezione che il malato ha del proprio aspetto e la presentabilità sociale. L’importante è realizzare, mantenere un attivismo a dimensione di malato guarito o in via di guarigione. In definitiva, pensare il proprio domani di persona che ha fatto un’esperienza forte.

Le neoplasie dermatologiche, quelle che si vedono, portano effetti di impresentabilità dovuti a deturpamenti ed ad una sofferenza psicologica grave dovuta alla vergogna di “farsi vedere in giro”, per cui qualcuno può scegliere di abbandonare la terapia mettendo a rischio la propria sopravvivenza piuttosto che girare e venire osservata come una appestata.

forza e sorriso

Si moltiplicano quindi anche gli spazi di bellezza dove le pazienti possono imparare piccoli trucchi per contrastare gli eventuali effetti collaterali estetici causati dai farmaci e dalla malattia.

Riguardo il tumore al seno – il più diffuso – il senologo deve insistere sull’importanza della ricostruzione mammaria: oggi si guarisce sempre di più e del tumore al seno spesso rimane solo un brutto ricordo.

Il momento ricostruttivo quindi deve essere sempre consigliato per ritrovare la propria femminilità e sensualità nonostante la dura esperienza.

Riappropriarsi delle proprie mani, della propria mente

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Laboratorio creativo LILT BZ

E ci sono anche gruppi “fra pari” dove le persone che hanno subito l’esperienza del tumore si ritrovano per realizzare innanzitutto rapporti sociali, dinamiche amicali, mettono a disposizione le proprie qualità manuali ed artistiche. I risultati sono estremamente positivi.

Sono quasi sempre le associazioni di volontariato a offrirli ai pazienti. I gruppi sono costituti da pazienti, ex pazienti e familiari, che si gestiscono autonomamente. Gli interessi sono i più diversi: vanno dalla creatività artistica alla manualità al tempo libero.

Oltre ai gruppi di auto-aiuto non è raro che le associazioni di volontariato propongano attività ludico-ricreative dedicate a chi ha avuto un tumore. Le più varie e naturalmente di grande impatto – certamente positivo – sulla vita di un paziente, ma con “finalità” distinte da quelle strettamente terapeutiche.

Qualche esempio in una mare di proposte: organizzazione di corsi di cucina, workshop di yoga della risata, nordic walking, laboratori di ceramica, di arteterapia, corsi di make up, ballo e tante altre. Lasciamo spazio alla fantasia e alla voglia di fare.

Fonte: Pubblicazione LILT “Prevenire Insieme”

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