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L’immunoterapia 2.0

L’immunoterapia 2.0 –  il trattamento più promettente per combattere il cancro

L’American Society of Clinical Oncology nel suo Rapporto annuale “Asco’s Clinical Cancer Advances”, per il secondo anno consecutivo ha sancito che l’immunoterapia, (un nuovo approccio che stimola il sistema immunitario a reagire contro il cancro), ha prodotto il miglior avanzamento dell’anno nella ricerca contro il cancro.
Nell’edizione 2017 gli oncologi americani hanno indicato tre campi di ricerca che meritano di essere guardati con molto interesse: la medicina di precisione, la biopsia liquida e i nuovi strumenti per colmare il gap fra medici e pazienti.

Immunoterapia 2.0. è la nuova generazione della terapia che stimola il sistema immunitario, liberando l’azione delle cellule contro il tumore. 

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“Molte conquiste sono considerante ormai acquisite grazie all’immunoterapia” spiega Carmine Pinto, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica. 
“Abbiamo avuto risultati importanti in tumori che finora in stadio avanzato presentavano scarse opzioni terapeutiche: ad esempio nella vescica.

Il progresso ottenuto con l’immunoterapia è il primo reale progresso negli ultimi 30 anni. E le prospettive si estendono alle neoplasie del polmone, del rene, del distretto testa-collo e del linfoma di Hodgkin”.

L’immunologia 2.0 è soprattutto quella che riesce a individuare i pazienti che rispondono meglio, a scoprire i meccanismi di resistenza e aggirarli, ed a sviluppare soluzioni con un livello inferiore di tossicità. Questa strategia mira sostanzialmente a rafforzare il sistema immunitario dei malati che viene potenziato attraverso anticorpi o vaccini (per lo più creati in laboratorio sulla base delle cellule cancerose estratte dal singolo paziente) che “insegnano” così all’organismo come aggredire le cellule malate.

Medicina di precisione. Selezionare i pazienti che meglio possono rispondere ai trattamenti è l’obiettivo attuale anche della medicina di precisione, che si avvale degli strumenti della genetica e della biologia molecolare per individuare mutazioni specifiche che possono essere il target dei farmaci.

Solo nel 2016, scrive il Rapporto Asco, questo tipo di terapie hanno portato nuove soluzioni per alcuni gruppi di malati di cancro ai polmoni, al seno, al rene, affetti da forme di tumori del sangue difficili da trattare.

Biopsia liquida. Le tecnologie molecolari permettono di analizzare il Dna circolante che porta con sé le mutazioni del tumore e capire quindi come la malattia si sta evolvendo e se si sono sviluppate delle resistenze ai farmaci.

Il primo sistema di questo genere è stato approvato nel 2016 per i malati di tumore ai polmoni, il test consente di capire se la malattia risponde bene alle cure o potrebbe essere suscettibile a trattamenti diversi da quelli in corso.
“Anche in questo caso il punto cruciale è quello della selezione del paziente, per trattare ognuno nel modo più efficace”, spiega ancora Pinto.

La comunicazione medico-paziente. Terapie, sistemi diagnostici, genetica e biologia molecolare non devono farci scordare chi è al centro del processi di cura: il malato, e non la malattia. 

 

 

O, ancora, programmi educativi sempre disponibili al fianco del malato che gli consentano di avere una maggiore aderenza alla terapia.

“È indispensabile pensare in questi termini perché internet è uno strumento potente, che è entrato nella nostra quotidianità, e che dobbiamo imparare ad usare per comunicare le informazioni corrette”, conclude Pinto.  Oltre a prolungare la sopravvivenza dei malati, l’immunoterapia garantisce generalmente ai pazienti una qualità di vita migliore rispetto alla tradizionale chemioterapia, perché risulta meno tossica e più facile da tollerare.

I tumori del sangue sono patologie poco frequenti se prese singolarmente e sono malattie tipiche dell’invecchiamento, anche se certe forme (come linfoma di Hodgkin e alcune leucemie) colpiscono soprattutto adolescenti o giovani adulti.

Oltre la metà dei pazienti, comunque, ha più di 60 anni e in questa fascia di età le strategie di cura sono spesso condizionate dalla maggiore fragilità delle persone.
(di Letizia Gabaglio)

Fonte: Pubblicazione LILT “Prevenire Insieme”

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