Informazione!, prevenzione

Allenare il cervello, allenare la memoria

Coltiviamo progetti e attività 

L’intelligenza è difficile da definire, per cui certo non stupisce che sia complicata anche da misurare. Prendiamo il Quoziente di Intelligenza (QI): ci sono vari test per quantificarlo, ma tutti di fatto valutano le abilità verbali e quelle logico-matematiche, le quali sono soltanto due fra le molte forme in cui si esprime l’intelletto.
Il suo valore oggi è molto ridimensionato. 

“Il quoziente intellettivo dice solo come ci collochiamo rispetto alla media della popolazione occidentale, sulla quale sono tarati i test”

Le differenze culturali hanno un notevole impatto: chi vive in Europa o negli Stati Uniti possiede ed allena abilità diverse rispetto a chi nasce e cresce in Nord Africa. I test d’intelligenza oggi non predicono affatto, per esempio, il successo scolastico o sul lavoro.

Sottoporsi ai test può essere divertente ma non bisogna identificarsi con il risultato!! L’intelligenza è un mix di tante qualità che, per fortuna, si possono allenare. 

Il cervello si può esercitare 

«Diventare più intelligenti è possibile esercitando il cervello, stimolandolo con progetti, interessi, attività: più si usa la mente, più migliora le sue prestazioni, a qualsiasi età. Un cervello sollecitato produce nuovi neuroni e connessioni; inoltre, per prendersi cura dell’intelligenza servono una dieta sana (pare che un’alimentazione ricca di antiossidanti aumenti le capacità d’apprendimento e l’attenzione spaziale, ndr) e l’esercizio fisico, che migliora la circolazione cerebrale favorendo la cognitività e opponendosi al calo di volume del cervello a cui si assiste durante l’invecchiamento». 

Sfruttare meglio l’intelligenza specifica 

Oltre all’allenamento generico, poi, servirebbe una stimolazione specifica: sfruttare l’intelligenza prevalente in ciascuno di noi, aiuta a migliorare anche le altre. Se per esempio un ragazzino ha una spiccata intelligenza musicale, svilupparla e veicolare con l’aiuto delle note anche le altre conoscenze potrebbe migliorare non poco la sua performance. In Italia la scuola non è sensibile a questo tema.

Da noi l’obiettivo è trasmettere nozioni e considerare gli alunni uguali: tutti devono arrivare a un traguardo prestabilito e non c’è interesse a scoprire le peculiarità di ciascuno. 

La scuola va a nozze coi ragazzini con un alto QI e spiccate doti logiche, ma non è capace di insegnare a questi studenti l’intelligenza nelle relazioni sociali. Capire che tipo di intelligenza ha una persona, significa individuare il suo talento, la sua chiave per il successo. 

Chi si sente più giovane ha davvero una memoria più efficiente 

Chi ha la sensazione di essere più giovane della sua età non sbaglia. Non si tratta infatti solo di un’impressione; c’è una relazione reale tra la cosiddetta età soggettiva, quella che uno si sente, e lo stato di buona conservazione del proprio cervello. Ed è vero: chi si sente più giovane lo è veramente, così come lo è chi si sente più vecchio della sua età. 

Questa inaspettata relazione è stata scoperta nel corso di una ricerca realizzata da un team americano. La ricerca conferma il fatto più generale che il trascorrere del tempo non è uguale per tutti e che la sua azione sull’organismo può essere rallentata o accelerata da diversi fattori. 

A queste conclusioni i ricercatori sono arrivati dopo aver sottoposto persone di età variabile tra 59 e 84 anni, a una Risonanza Magnetica cerebrale per valutare i volumi della sostanza grigia, la parte del cervello più direttamente responsabile del declino funzionale correlato all’età. 

Al contempo sono state rilevate la loro età soggettiva attraverso specifici questionari, oltre che le abilità mnemoniche e le condizioni di salute generale. 

Alla fine è emerso che chi si sentiva più giovane effettivamente risultava avere una memoria più efficiente, percepiva una migliore condizione di salute ed era meno esposto a sintomi depressivi. 

Nell’interpretare complessivamente i risultati del loro lavoro, gli psicologi hanno anche valutato l’ipotesi che chi si sente più giovane potrebbe essere portato a condurre una vita attiva sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista cognitivo, e che questo stile di vita salutare potrebbe migliorare lo stato di conservazione del cervello e quindi la percezione di un’età soggettiva inferiore. 

Anche in questo caso, vale l’opposto, ossia che chi si sente più vecchio della sua età potrebbe essere portato a condurre una vita sedentaria e poco attiva mentalmente, contribuendo di fatto a invecchiare il proprio cervello. 

«Chi si sente più vecchio della sua età dovrebbe prendere in considerazione una modifica del proprio stile di vita e delle sue attività quotidiane» concludono gli autori della ricerca. (di E.M.)

Fonte: Pubblicazione LILT “Prevenire Insieme”


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