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LE PUBBLICITÀ INGANNEVOLI E LE BUFALE IN NUTRIZIONE

L’Unità Operativa Complessa di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Ospedale di Bolzano

(Prima parte)
a cura del prof. a.c. dott. Lucio Lucchin

Prof. a.c. dott. Lucio Lucchin

Con questo articolo LILT Bolzano, in attesa della “Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica” che si terrà dal dal 14 al 22 marzo, inizia una collaborazione con l’Unità Operativa Complessa di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Ospedale di Bolzano dedicata a diffondere notizie e consigli corretti e verificati sulla “sana alimentazione come prevenzione oncologica”, nonché a smascherare bufale ed errate credenze popolari.
Ringraziamo quindi il Primario prof.a.c. dott. Lucio Lucchin e tutto il suo Staff per la collaborazione (ndr).

Perché bisogna porre particolare attenzione a non farsi ingannare da una scorretta pubblicità o dal crescente aumento delle bufale in nutrizione?

Perché siccome la stragrande maggioranza dei cittadini (circa 9 su 10) è interessata a conoscere la relazione tra alimentazione e salute aumentano gli interessi economici anche se gli obiettivi si discostano da quelli medico-scientifici. Il mercato che gira attorno al mondo della nutrizione è florido; circa 400 miliardi di euro all’anno (esclusi gli integratori), con trend in crescita.Sono anche troppo abbondanti le notizie sfornate; si pensi che l’Ansa lancia non meno di 150 titoli all’anno e un bambino che guarda la tv 3 ore al giorno, dalle 16 alle 19, assorbe 32.850 pubblicità alimentari all’anno. Una dieta di 2.000 kcal con prodotti pubblicizzati e visti in prima serata, porta ad un’ assunzione del 25% in più di zuccheri e del 20% in più di grassi. Per sopravvivere i media sono soggetti a continue pressioni sociali e commerciali; basti considerare che il 75% di quello che ci ritroviamo nel piatto viene gestito da non più di 10 multinazionali. Intuire gli interessi in gioco ed i pericoli sottesi, anche in termini d’informazione, risulta automatico.

Agli utenti bisogna quindi dare le notizie che vogliono, con le modalità e frequenza che vogliono?

Le pubblicità a pagamento di presunti nuovi metodi dimagranti e/o di trattamenti ipersalutistici sono sempre meglio mascherate nella modalità di presentazione e nel linguaggio utilizzato, al punto che a volte anche un vero esperto fatica ad identificare la fallacia. Si riportano ricerche inesistenti, avvalli di società scientifiche o di esperti inesistenti, si storpiano i nomi delle università per renderli confondibili con quelle reali, si pubblicano fotografie dei risultati ottenuti, spesso ritoccate al computer e, quelle rare che non lo sono, non sono mai accompagnate dalla didascalia su quante persone tra quelle trattate hanno ottenuto tali entusiasmanti risultati.

Allora bisogna rivolgersi al “nutrizionista”?

L’insidia si nasconde anche dietro le parole. Il termine ”nutrizionista”, che non vuol dire nulla, è oramai inflazionato.
Non si tratta di un titolo legalmente riconosciuto e chiunque può fregiarsene. Il medico specialista legalmente riconosciuto è il “dietologo”. Dietista e biologo possono predisporre piani nutrizionali, ma non effettuare diagnosi e prescrizioni nutrizionali nella persona con problematiche cliniche.
Purtroppo, ma questa è una piaga non eradicabile, anche alcuni medici “venditori di fumo” contribuiscono non poco ad alimentare la confusione e l’insicurezza delle persone.

Riflettiamo su due fenomeni in crescita pericolosamente sottovalutati.

Il primo è l’aumento del grado d’ignoranza della popolazione, già a partire dagli anni ’80, con l’Italia che vanta il primato mondiale di analfabetismo funzionale, con particolare riguardo all’incapacità di comprendere un testo scritto.
Nel 2017, poi, il 60% della popolazione non ha letto nemmeno 1 libro all’anno (circa 23,5 milioni italiani).
Il secondo fenomeno è il crescente desiderio individuale di voler esprimere la propria opinione, anche su argomenti che richiedono conoscenze scientifiche.
Questa tendenza psicologica all’eliminazione del dubbio, alimenta i meccanismi di disinformazione che vogliono amplificarlo e/o diffondere credenze false. Tanto più ci si specializza, tanto più i linguaggi tecnici divengono poco accessibili al grande pubblico. Bisogna allora ricorrere alla delega.

Non perdete la seconda parte lunedì prossimo (ndr)
(Alcune immagini sono tratte dal Flyer dell’Azienda Sanitaria di Bolzano)

La Redazione

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