Assistenza LILT, Iniziative LILT

Intervista alla psicologa dott.ssa Laura Collino

Laura Collino

Gentile Dottoressa Collino, negli ultimi anni si sono ampliati sempre più i servizi di sostegno psicologico in diversi settori, ma operare in un ambito piuttosto che in un altro significa disporre di competenze e anche di sensibilità personale specifiche.
Da quanto tempo Lei mette a disposizione le Sue competenze e la Sua sensibilità per LILT Bolzano e in cosa consiste il Suo apporto?

Ho iniziato a lavorare per LILT nel Dicembre 2016 per il progetto “Accompagnamento psicologico a bambini e ragazzi che vivono la malattia o la perdita di un genitore affetto da patologia oncologica”. Ho sviluppato tale progetto con il sostegno del Prof. Paolo Coser (allora presidente LILT), in collaborazione col Servizio Psicologico Ospedaliero e l’Assessorato alla Sanità. Ci è sembrato importante sostenere psicologicamente il paziente nel suo ruolo genitoriale, a fronte delle difficoltà incontrate nel percorso di malattia, dedicando uno spazio specifico per i figli e coinvolgendo da subito l’altro genitore.
La mia attività ha previsto inoltre, da ottobre 2019, colloqui di sostegno psicologico individuale, rivolti al malato ed estesi, se necessario, ai familiari; tale servizio fa parte da sempre delle offerte della LILT.
Nello stesso periodo ho iniziato a condurre una supervisione di gruppo con il coinvolgimento dei volontari domiciliari, di coloro che gestiscono le case accoglienza e della segretaria del front-office che ha il primo contatto con i pazienti.

Quali sono, secondo la Sua esperienza, i tipi di sostegno più richiesti e più necessari per le/i pazienti e i familiari di pazienti oncologiche/oncologici?

Molte/i pazienti giungono alla LILT all’inizio del percorso di malattia, con una diagnosi oncologica recente, all’inizio del percorso terapeutico. In questa fase la persona si trova spesso in uno stato di paura, disorientamento, confusione. 
L’intervento psicologico accompagna la/il paziente, inizialmente nel percorso di revisione del proprio progetto di vita e delle sue priorità, per attivare successivamente il processo di accettazione della malattia e la definizione di nuovi obbiettivi.

Che caratteristiche deve avere un professionista che viene ad intervenire in questo delicato settore?

Come sottolineato nella domanda iniziale lo psicologo che si occupi del settore oncologico necessita di una formazione approfondita e continua e di una grande esperienza al fine di sviluppare  competenze specifiche. 
E’ inoltre fondamentale una particolare sensibilità personale che si accompagni a capacità di ascolto e di comunicazione, empatia, accoglienza, assenza di giudizio.

Sempre più si sente parlare di medicina di genere, un’ammissione implicita che di fatto  uomo e donna reagiscono diversamente ai trattamenti medici e ai farmaci.
Si sentirebbe di dire che anche avvicinarsi e usufruire di un sostegno psicologico sia diverso per un uomo piuttosto che per una donna? Lei che esperienza ha in questo senso?

Certamente esistono differenze di genere che nel nostro caso si evidenziano nelle caratteristiche dell’utenza, costituita in grandissima parte da donne.
Nel progetto di supporto alla genitorialità abbiamo peraltro trovato un riscontro positivo da parte dei padri, che hanno positivamente sfruttato questo spazio (psicologico) per esprimere emozioni, bisogni e difficoltà.
Questa esperienza mi ha portato a riflettere sulla opportunità di indirizzare maggiormente l’offerta di sostegno psicologico alla popolazione maschile.

Da ogni attività che ci tiene molto occupati e a cui dedichiamo molte energie ci attendiamo anche delle soddisfazioni, quali sono state e sono per Lei le maggiori e in cosa si sentirebbe di dire che ci sono ancora margini di miglioramento?

Le soddisfazioni le ricevo dai pazienti, adulti e bambini. Gli adulti mi riportano spesso di aver trovato uno spazio di ascolto e di confronto, dove si sono sentiti compresi; in loro osservo un miglioramento di alcuni sintomi (ansia e/o depressione). Analogamente nei bambini rilevo nel tempo un miglioramento sia degli aspetti comportamentali problematici che degli stessi sintomi.
Soddisfazioni mi vengono anche da chi lavora con me, crede in me e mi dà fiducia: alcune persone, incontrate in questi anni di collaborazione con la LILT mi hanno coinvolto in diversi progetti per avere un confronto su di essi.
Margini di miglioramento? Ne esistono sempre! Spero in particolare che si riescano in futuro a sviluppare nuovi progetti finalizzati al potenziamento delle risorse personali dei pazienti.

Gentile Dottoressa, grazie per il tempo che ci ha dedicato e per il Suo prezioso lavoro.
La redazione


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