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Intervista alla Prof.ssa Sartori, Referente per l’Educazione alla salute

Come indicato sul numero di dicembre della nostra rivista LILT MAGAZINE qui di seguito pubblichiamo l’intervista integrale alla Prof.ssa Cristina Sartori

Gentile Prof.ssa Sartori, innanzitutto che cosa significa “Referente per l‘Educazione alla salute”? Non è facile infatti figurarsi di cosa si tratti e in cosa questo incarico consista, ce lo può spiegare brevemente?

Cristina Sartori

Oggigiorno possiamo parlare di salute quale premessa fondamentale, affinché i cittadini abbiano la possibilità di realizzare e soddisfare i propri bisogni ed ambizioni, in un ambiente tutelato, è così superata l’idea che si debba occupare di salute solo il settore medico-sanitario, mentre sono fondamentali invece le scelte di politica sociale, economica ed ambientale.
A partire dagli anni ‘80 la scuola è stata investita di sempre maggiore responsabilità per la costruzione di una cultura attenta agli stili di vita e il Ministero alla Pubblica Istruzione, come allora si chiamava, iniziò a proporre corsi nazionali di formazione per i docenti. Si è così creata una struttura periferica, all’interno dell’Intendenza scolastica, che negli anni si è modificata fino a giungere all’attuale Servizio di Educazione alla salute che ha l’obiettivo di facilitare l’inserimento delle scuole nella rete dei servizi del territorio, attraverso organizzazione e sostegno alla formazione dei docenti, consulenza alla progettazione autonoma delle scuole, monitoraggio delle attività in educazione alla salute. Le attività si svolgono in collaborazione con una rete di docenti referenti in educazione alla salute presenti in ogni scuola. Il Servizio opera principalmente nelle seguenti aree:

  • Area dell’affettività e dell’educazione alla sessualità responsabile
  • Area dell’alimentazione e del movimento
  • Area della prevenzione del disagio e delle dipendenze
  • Area della prevenzione del bullismo e cyberbullismo

Lei è docente di scienze motorie, cosa porta questa professionalità all‘ambito, come abbiamo capito essere molto articolato, dell‘Educazione alla salute?

La mia disciplina ha sempre dedicato particolare attenzione al benessere psicofisico degli studenti, l’evoluzione, sia dei contenuti specifici che delle metodologie, ha concorso in maniera sempre maggiore a sviluppare consapevolezza nei giovani rispetto alla scelta di stili di vita salutari. In questo senso, la mia formazione si integra facilmente e trova un naturale completamento con le varie specificità di questo ambito.

Negli anni abbiamo assistito ad un proliferare di iniziative che cercano di coinvolgere le scuole/ la Scuola, non è però facile scegliere a cosa aderire, come farlo al meglio e che tipo di impatto questo poi possa avere sulla singola/sul singolo studentessa/studente in termini di sensibilizzazione alle diverse problematiche. Quale è la Sua opinione in merito?

Sulla base dell’autonomia scolastica, le scuole dovrebbero cercare di programmare e quindi di scegliere quali approfondimenti proporre ai loro studenti, aderendo ad eventi o concordando interventi di agenzie esterne, nel tentativo di proporre, nell’arco degli anni di studio, una serie di esperienze che possano toccare i vari temi di questo ambito.  In effetti le scuole si trovano ad avere una grande offerta di iniziative ed è quindi indispensabile provare a effettuare scelte il più possibile aderenti ai bisogni dei loro utenti.

LILT copre un ambito che riguarda direttamente i giovani, se toccati personalmente, o a livello familiare, dalla malattia, ma che rimane altrimenti abbastanza lontano. Crede che la tematica della prevenzione potrebbe inserirsi nel Suo settore di competenza o ritiene che ai giovani si rivolgano anche altre agenzie educative e, quindi, non solo la Scuola?

Sicuramente la prevenzione è uno degli obiettivi principali dell’Educazione alla salute ed è assolutamente trasversale come tematica, quindi tutti i docenti possono contribuire ad aumentare la cultura della prevenzione e la scuola può avvalersi delle competenze specifiche e dell’esperienza delle agenzie educative esterne. A tale proposito, come già specificato, tra i compiti del mio ufficio, c’è quello di raccogliere i progetti e le iniziative delle associazioni del territorio e metterle a disposizione delle scuola attraverso la pubblicazione sulla pagina web dedicata del sito dell’Intendenza scolastica, di cui fornisco qui il LINK .

LILT è una ONLUS, le realtà di questo tipo sono molte e variegate, come pensa si possano favorire sinergie fra la Scuola e il terzo settore? Cosa invece sarebbe da evitare per non produrre inflazione di proposte e scarso interesse per il tema della lotta ai tumori? 

La necessità è quella di riuscire a fare rete con le agenzie esterne, le difficoltà ci sono, strutturalmente i tempi e le modalità della scuola a volte male si conciliano con quelli delle associazioni, ma non vedo altre soluzioni che mantenere i contatti e favorire il fluire di informazioni.

A questo proposito, che linguaggio e che tipo di comunicazione possono essere impiegati per arrivare meglio ai giovani? Crede ad esempio nella forza di testimonial conosciuti?

Non si può più pensare di arrivare ai giovani solo proponendo incontri e conferenze, credo sia indispensabile utilizzare linguaggi e mezzi attuali e quindi sfruttare la potenza dei social media. Sicuramente alcune figure conosciute e riconoscibili dai giovani possono facilitare la comunicazione e raggiungere l’obiettivo.

La ringraziamo moltissimo per il Suo contributo e per la Sua disponibilità!


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