Informazione!

Internet non ha una laurea

Che scocciatura dover prenotare una visita dal proprio medico di fiducia o da uno specialista, dover andare in un ambulatorio, farsi visitare da qualcuno che invade la nostra privacy toccandoci ed osservandoci e dover fare quelle cure che speriamo sempre siano quelle giuste… per non parlare poi dell’attesa! Quell’infinita ‘attesa’ che parte dalla chiamata, con quelle musichette ‘d’attesa’ insopportabili e tutte uguali, ‘aspettando’ di poter prenotare quel controllo medico di cui abbiamo bisogno che ci verrà sicuramente dato ad una ‘distanza di tempo’ troppo intollerabile, per poi passare ‘all’attesa’ in quelle sale piene di gente che, come noi, azzarda ipotesi in silenzio sugli altri presenti su quale potrebbe essere la ragione della visita, ‘nell’attesa’ di essere accolta dal medico. Poi probabilmente non potrà darci una diagnosi certa ed immediata, facendoci ‘aspettare’ ancora qualche giorno e qualche accertamento per darci la cura, che necessiterà di ‘tempo’ per curare il nostro malessere. È davvero troppo, TROPPO tempo. Abbiamo bisogno di risposte e diagnosi immediate! E se fosse una cosa grave? No no no, non possiamo aspettare: meglio fare una ricerca comoda, facile e senza ticket o tempi di attesa. Ecco allora che ci aiuta internet: un click e… oops!

Ecco che da una semplice cefalea (mal di testa) provocata magari da una scorretta alimentazione, dalla stanchezza o una insufficiente idratazione si ha una diagnosi delle più gravi malattie, con la conseguenza di provocarci un’ipocondria irrazionale ed uno stress inutile. Qui a sinistra l’esempio di cosa ci restituisce internet in risposta ad una semplice ricerca su “mal di testa”.

Questa situazione di disagio ed allarme elevato riguardo al nostro stato di salute causato dalla ricerca in rete di una possibile ma improbabile diagnosi prende il nome di Cybercondria, termine che deriva dall’unione delle parole “cyber” e “ipocondria”.

Secondo uno studio della ricercatrice americana Susannah Fox* del 2013, la ricerca di informazioni circa la salute fisica e psichica è la terza attività più frequente su Internet. Negli USA si stima che il fenomeno di Cybercondria colpisca almeno otto persone su dieci, mentre in Italia, secondo i dati di una ricerca del Censis nel 2012, interessa il 32,4%. Questo approccio ad internet è considerato un modo disfunzionale di utilizzare l’innovazione informatica, oltre che pericoloso. Il risultato di queste ricerche online, infatti, è tendenzialmente da un lato l’aumento di ansia, paura e di comportamenti ossessivo-compulsivi (soprattutto in personalità fobiche), oltre che un’autodiagnosi sbagliata, e dall’altro lato un rallentamento infruttuoso dei servizi sanitari. Secondo una statistica del 2017, infatti, in ospedale in media un paziente su cinque è cybercondriaco.

La cybercondria viene quindi considerata una nuova e moderna condizione patologica oggetto di studi per il DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali). McElroy e Shevlin (2014) hanno creato la Cyberchondria Severity Scale (CSS), un test composto da 5 sottoscale e 33 items, in cui le scale hanno lo scopo di indagare cinque caratteristiche del disturbo:

  • Ossessione
  • Distress
  • Eccesso nel cercare
  • Ricerca di rassicurazioni
  • Sfiducia nel professionista medico.

La diagnosi di cybercondria non è ancora ufficiale poiché sono ancora poche le ricerche che permettono di comprendere maggiormente questo fenomeno, ma si può parlare di questo disturbo quando la ricerca su internet è eccessiva, difficile da controllare, angosciante (che causa quindi emozioni di ansia o paura) e che ha un impatto compromettente sulla vita quotidiana.

Ad oggi sono numerosissimi su Internet i forum medici e psicologici in cui gli utenti, senza competenze, si confrontano su sintomi e casistiche di malattie, terapie e farmaci da assumere, sminuendo e svalorizzando così il ruolo dei medici che per raggiungere la loro occupazione hanno impiegato almeno un decennio tra studi, tirocini, esperienze, master e specializzazioni.

In molti casi ci si accontenta del parere di Internet senza nemmeno consultare uno specialista, ma non lasceremmo mai, ad esempio, che i nostri figli studino online invece che a scuola. Perché? Che differenza c’è? Nessuna, perché in entrambi i casi Internet non ha una laurea.

In alcuni paesi europei l’allarme è alto: in Gran Bretagna la Royal Pharmaceutical Society ha espressamente chiesto di non fidarsi delle diagnosi online, mentre in Belgio viene ripetutamente mandato in onda uno spot tv in cui si ridicolizza chi ricorre al web per curarsi.

Un frame dello spot belga (cliccando sull’immagine vedrete lo spot completo)

Bisognerebbe inoltre valutare l’affidabilità della provenienza delle informazioni che troviamo online, data la quantità elevatissima di Fake News presenti in internet dovuta alla possibilità che chiunque ha di poter scrivere e rendere pubblica qualsiasi cosa (puoi leggere qui il nostro articolo sulle fake news e sul “Dr Google”). Infatti, le informazioni che si ottengono su internet spesso non concordano tra loro e le fonti non sono affidabili o verificabili.

Ma allora quando possono tornare utili questi forum online? Possono essere funzionali in qualche modo? Certo. I forum online possono essere efficaci nella condivisione di esperienze personali, nel confronto con persone che hanno avuto la stessa esperienza o nell’incoraggiare a fare più attività fisica e migliorare le proprie abitudini alimentari attraverso un’alimentazione più sana. Importante però ricordare sempre di tenere in considerazione anche le fonti da cui prendiamo le informazioni, in modo da non lasciarci fuorviare!

Non dimentichiamo inoltre che per diventare medici si impiega almeno un decennio e bisogna fare diverse esperienze e tirocini, il che non è da tutti. È vero che non sempre si resta soddisfatti dei servizi sanitari o dei tempi di attesa ad essi collegati, ma è sempre meglio chiedere il consulto di un medico laureato e specializzato piuttosto che fidarci di una rete di informazioni senza formazione. Preferire l’ignoranza di un “tuttologo” online all’errore di un esperto è la cosa più nociva e sciocca che possiamo fare per la nostra salute fisica e mentale.

Non credere a tutto quello che leggi su Internet solo perchè c’è una foto con una frase affianco

* Susannah Rogers Fox è una ricercatrice americana nel campo della sanità e delle tecnologie dell’informazione che è stata Chief Technology Officer del Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti da maggio 2015 a gennaio 2017.

di Ilaria Furlani














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