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L’evoluzione del rapporto medico (operatore sanitario) – paziente

Dott. Franco Perino

Il vecchio modello di rapporto medico – paziente di tipo paternalistico, in cui il medico prescrive ed il paziente obbedisce è ormai superato. A seguito di cambiamenti socio-culturali, economici e politici, il cittadino negli ultimi anni tende a voler partecipare in prima persona alla gestione della propria salute e spesso arriva in ambulatorio con molte informazioni mediche, apprese da internet o da una delle numerose riviste o trasmissioni radiotelevisive. Fa molte domande, desidera capire, discutere, “contrattare“ indagini e terapie che gli sono prescritte (Meryn, 1998). 

Anche da parte dei sanitari c’è la tendenza a migliorare le conoscenze dei cittadini in tema salute perché una maggiore consapevolezza dei fattori di rischio e delle terapie li può aiutare ad effettuare scelte responsabili, ad utilizzare in modo più adeguato i servizi, a prevenire varie patologie legate a stili di vita (promozione della salute) (Ministero della Sanità, 2001). L’OMS nella Carta di Ottawa del 1986 sottolinea la necessità di considerare la salute come risultante di tutte le componenti della vita di relazione, auspica che i cittadini assumano un ruolo attivo nella promozione della propria salute, rinunciando a delegare passivamente la tutela di essa al sistema sanitario. I cittadini che sviluppano questa nuova prospettiva scoprono di avere un grande potere su se stessi, perché possono influenzare il proprio stato di salute (intesa non come semplice assenza di malattia ma come sviluppo del proprio potenziale umano) attraverso il mutamento degli stili di vita, attraverso cioè scelte coscienti finalizzate a migliorare il rapporto con gli altri e con se stessi (Zucconi, 1995, 2001).(*)

Una conseguenza di questo mutato atteggiamento è il “consenso informato”: la legge prevede che il paziente debba dare il proprio consenso per la esecuzione di interventi chirurgici o di indagini che richiedono la somministrazione di sostanze potenzialmente pericolose (es. mezzi di contrasto per arteriografie, urografie ecc.) (Spinsanti, 1999). 

Il paziente istruito e coinvolto contribuisce a ridurre l’incidenza di errori ed eventi avversi, perché esegue un ulteriore controllo su indagini e terapie prescritte. 
Pazienti informati su prognosi, opzioni terapeutiche e rischi, presentano maggiore adesione ai trattamenti e migliori risultati clinici (Coulter, 2002). 

Il panorama delle malattie è cambiato: la maggior parte delle patologie che il medico si trova a dover affrontare sono croniche e sempre più il suo lavoro non è guarire la persona ma curarla, aiutarla a stare meglio, a convivere con una malattia, come ad es. il diabete, l’infezione da HIV o con un organo trapiantato. 

La salute non viene più vista come assenza di malattia ma come abilità di funzionare nel modo più completo possibile (Samir, 1997). 
Le problematiche etiche sono molto più complesse che in passato, basta pensare a quelle sollevate da fecondazione artificiale, eutanasia, clonazione. 

La medicina tradizionale comincia a riconoscere un ruolo significativo della componente psicologica nell’insorgenza di numerose malattie, come ad esempio asma, malattia infiammatoria intestinale, artrite reumatoide ecc. In molti reparti sono presenti nel team psicologi (es. in oncologia, malattie infettive ecc.), i cui “colloqui con i pazienti” sono parte integrante di vari protocolli terapeutici. Il counselling è entrato a far parte degli interventi che vari servizi offrono ai pazienti (es. nell’ambito della genetica, della fecondazione artificiale, dell’assistenza a pazienti HIV positivi ecc.) 

Da qui la necessità di un nuovo modello di rapporto operatore sanitario – paziente (o cliente), che abbia come obiettivo diagnosticare e curare, come la medicina tradizionale (centrata sulla patologia o sul medico) ma che consideri anche l’impatto che dal punto di vista emotivo la malattia ha sul paziente. 

A tal proposito è interessante notare come la lingua inglese distingua il concetto di disease (in tedesco Krankheit) per indicare una malattia dal punto di vista organico da illness (in tedesco Erkrankung) che comprende anche i vissuti personali. 
Occorre inoltre avere una visione più globale della malattia e della salute, considerando anche l’influenza di fattori ambientali, economici, politici, culturali ecc. 

(*) L’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona a tal proposito collabora con l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro nell’ambito della promozione della salute nei luoghi di lavoro (Zucconi 2001) e con l’Istituto di Psicologia generale e Clinica dell’Università di Siena nella conduzione di Corsi di Perfezionamento in Promozione della Salute.  


dott. Franco Perino,
medico e psicoterapeuta
già vice primario del reparto di dermatologia dll’ospedale di Bolzano


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